Il film biografico su Fabrizio De André, intitolato “Principe Libero”, rappresenta una meticolosa ricostruzione della vita di uno dei più grandi esponenti della musica e della poesia italiana. La produzione, frutto della collaborazione tra Rai Fiction e Bibi Film e diretta da Luca Facchini, ha richiesto un'intensa fase di ricerca e otto settimane di riprese, avvalendosi di un cast di alto livello, con Luca Marinelli nel ruolo principale. Questa sera, in occasione dell'86° anniversario della nascita dell'artista, Rai 1 ripropone il film a partire dalle 21:30, offrendo al pubblico l'opportunità di riscoprire le tappe fondamentali dell'esistenza di De André, dalla sua giovinezza irrequieta ai conflitti interiori, fino alla maturità artistica segnata da esperienze personali profonde e dolorose.
La narrazione cinematografica si articola in due sezioni distinte, che riflettono le fasi cruciali della vita del cantautore. La prima parte, ambientata nei suggestivi carruggi genovesi, descrive l'ambiente borghese in cui De André crebbe, la sua indole ribelle e la ricerca di libertà, oltre alle amicizie significative con figure come Paolo Villaggio e Luigi Tenco, che influenzarono la sua formazione artistica. La seconda sezione, invece, si sposta nella luminosa Sardegna, dove l'incontro con Dori Ghezzi segna un periodo di grande amore e una nuova consapevolezza. È proprio in questo contesto idilliaco che si verifica il drammatico rapimento, un evento che, sebbene doloroso, l'artista trasformò in ispirazione per capolavori immortali come “Hotel Supramonte”, dimostrando la sua straordinaria capacità di sublimare il dolore in arte.
La Trasformazione del Biopic in Fenomeno di Pubblico e Critica
Il lungometraggio “Fabrizio De André – Principe Libero” ha riscosso un notevole successo sia nelle sale cinematografiche che sul piccolo schermo. Scritto da Francesca Serafini e Giordano Meacci, con la preziosa consulenza di Dori Ghezzi, il film, della durata di 193 minuti, è stato inizialmente proiettato come evento speciale il 23 e 24 gennaio 2018, incassando oltre 733 mila euro e attirando circa 80 mila spettatori. Questo esito positivo ha preceduto la sua trasformazione in una miniserie televisiva in due puntate, trasmessa da Rai 1 il 13 e 14 febbraio 2018, dove ha ottenuto ascolti eccezionali, superando i 6 milioni di spettatori e registrando uno share superiore al 24% per entrambe le serate. Il titolo stesso del film, “Principe Libero”, trae origine da una citazione del pirata Samuel Bellamy, ripresa da De André nelle note dell'album “Le Nuvole”, a sottolineare l'anelito alla libertà che ha sempre caratterizzato la sua esistenza e la sua opera.
Il cast del film ha contribuito in maniera determinante al suo successo, con Luca Marinelli, già vincitore del David di Donatello per “Lo chiamavano Jeeg Robot”, che ha vestito i panni di Fabrizio De André per circa quarant'anni della sua vita. Accanto a lui, Valentina Bellè ha interpretato Dori Ghezzi, mentre Elena Radonicich ha dato volto alla prima moglie, Puny. Ennio Fantastichini, in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche, ha interpretato il padre Giuseppe, e Davide Iacopini il fratello Mauro. Gianluca Gobbi e Matteo Martari hanno impersonato rispettivamente Paolo Villaggio e Luigi Tenco, arricchendo la narrazione con le figure chiave che hanno costellato la vita del cantautore genovese. La fedeltà alla storia e la profondità delle interpretazioni hanno permesso al pubblico di immergersi completamente nell'universo di De André, comprendendo le sue complessità e le sue motivazioni artistiche.
Le Fasi Esistenziali e l'Impatto Artistico: Dal Buio di Genova alla Luce della Sardegna
La biografia filmica si snoda attraverso due periodi distinti che marcano profondamente la vita di Fabrizio De André, ognuno caratterizzato da un'estetica visiva e narrativa peculiare. La prima fase, rappresentata con tonalità più scure e introspective, immerge lo spettatore nei vicoli storici di Genova, dove si forma la personalità del giovane De André. Qui viene esplorata la sua complessa educazione in una famiglia borghese, l'emergere della sua natura inquieta e la ricerca costante di una propria identità. Questo periodo è cruciale per la comprensione delle sue prime ispirazioni musicali e poetiche, ed è impreziosito dagli incontri con personaggi che segneranno la sua esistenza, come l'amico Paolo Villaggio e il collega cantautore Luigi Tenco. La pellicola evidenzia i tormenti interiori che hanno plasmato la sua visione del mondo e la sua arte, fornendo un ritratto autentico degli anni formativi di un genio.
La seconda parte del racconto si apre a una maggiore luminosità, trasferendosi sotto il sole accecante della Sardegna, un luogo che diventerà simbolo di un nuovo inizio. Qui De André incontra Dori Ghezzi, un amore che lo spinge a confrontarsi con le sue paure più profonde e a trovare una rinnovata libertà emotiva e creativa. Questo capitolo della sua vita, trascorso nella pacifica campagna della Gallura, rappresenta un periodo di apparente serenità che viene drammaticamente interrotto dal rapimento. Un evento traumatico che, tuttavia, De André riesce a trasformare in pura espressione artistica, dando vita a uno dei suoi brani più iconici, “Hotel Supramonte”. L'opera cinematografica, attraverso queste due sezioni, non solo narra gli eventi salienti ma indaga anche il processo creativo dell'artista, rivelando come le esperienze di vita, anche le più dolorose, siano state sapientemente distillate nella sua immortale produzione musicale.