L'Eterno Ricordo di Rob Hall: Un'Avventura Infranta, un Mito Immortale.
L'inizio di una passione: i primi passi di Rob Hall e la scoperta dell'alpinismo
Robert Edwin Hall, nato a Christchurch, Nuova Zelanda, il 14 gennaio 1961, avrebbe compiuto oggi 65 anni se non fosse stato per il tragico evento avvenuto sulla Cima Sud dell'Everest nel maggio del 1996. La sua esistenza fu segnata da una profonda passione per l'alpinismo, che scopr\u00ec e coltiv\u00f2 tra le maestose Alpi neozelandesi. Proveniente da una famiglia modesta, Hall abbandon\u00f2 gli studi in giovane et\u00e0 per dedicarsi al lavoro, inizialmente come progettista e manager in aziende che producevano attrezzatura da montagna, un'esperienza che gli permise di unire la sua vocazione con una professione. Prima di raggiungere i vent'anni, la sua sete di avventura lo spinse verso l'Himalaya nepalese, dove affront\u00f2 vette complesse come l'Ama Dablam e il Numbur, consolidando la sua reputazione di scalatore audace e competente.
L'ascesa e la fondazione di un impero: Hall, Ball e le spedizioni commerciali
Dopo le prime esperienze himalayane, Hall continu\u00f2 a spingersi oltre i limiti, partecipando alla prima ascensione invernale della Caroline Face del Mount Cook nel giugno 1981, la vetta pi\u00f9 alta della Nuova Zelanda. Successivamente, lavor\u00f2 come guida per il Programma Antartico neozelandese, ampliando ulteriormente il suo bagaglio di esperienze estreme. Il suo primo contatto con gli 8848 metri dell'Everest avvenne nel 1990, in compagnia dei connazionali Gary Ball e Peter Hillary, figlio del leggendario Edmund Hillary. Questo successo, unito alla rapida conquista delle Seven Summits con Ball, lo spinse a fondare nel 1991 la Hall and Ball Adventure Consultants, una delle prime agenzie specializzate in spedizioni commerciali. L'impresa ottenne un successo immediato, guidando clienti sulle vette pi\u00f9 alte del mondo, tra cui l'Everest, l'Aconcagua e il Mount Vinson.
Sfide e tragedie: la scomparsa di Gary Ball e la tenacia di Hall
Il percorso di Hall non fu privo di ostacoli e perdite. Nel 1993, dopo il secondo trionfo sull'Everest con clienti paganti, il suo socio e amico Gary Ball mor\u00ec a causa del mal di montagna durante un tentativo sul Dhaulagiri. Gi\u00e0 un anno prima, Hall era riuscito a salvare Ball da una crisi respiratoria sul K2, dimostrando la sua lealt\u00e0 e il suo coraggio. Nonostante il dolore per la perdita dell'amico, l'agenzia, ribattezzata semplicemente Adventure Consultants, continu\u00f2 la sua attivit\u00e0, portando avanti la visione e l'eredit\u00e0 dei suoi fondatori. Hall stesso sal\u00ec l'Everest per la quarta volta con i suoi clienti nel 1994, mentre nel 1995 un ritardo e le eccessive nevicate lo costrinsero a rinunciare alla Cima Sud, un'esperienza che lo port\u00f2 a sottolineare l'importanza della prudenza e della rinuncia in caso di condizioni avverse.
La tragedia del 1996: l'Everest e il prezzo pi\u00f9 alto
La spedizione del 1996 si rivel\u00f2 la pi\u00f9 drammatica e la pi\u00f9 ricordata nella storia dell'Everest. Nonostante le raccomandazioni di Hall sulla necessit\u00e0 di fare dietrofront in caso di condizioni sfavorevoli, gli eventi presero una piega tragica. Il 10 maggio 1996, una lunga colonna di alpinisti e Sherpa si dirigeva verso la vetta. Sebbene alcuni rinunciassero, 24 persone raggiunsero la cima, ma gli incroci e i ritardi sulla cresta e sull'Hillary Step causarono attese prolungate. Successivamente, un'improvvisa e violenta perturbazione si abbatt\u00e9 sull'Himalaya, trasformando la discesa in una lotta disperata per la sopravvivenza. Molti alpinisti furono colti dalla bufera, alcuni persero la vita sulla cresta, altri sul pianoro del Colle Sud, incapaci di orientarsi. Il bilancio finale fu di otto morti, tra cui numerosi clienti di Adventure Consultants e della Mountain Madness di Scott Fischer.
Gli ultimi momenti e l'eredit\u00e0: il sacrificio di Hall e il ricordo indelebile
Rob Hall, che aveva sempre enfatizzato l'importanza di una discesa tempestiva, raggiunse la vetta solo alle 15:00 con il suo cliente Doug Hansen. Durante la discesa, nel cuore della tempesta, Hansen scomparve. Hall riusc\u00ec a raggiungere la Cima Sud, dove, privo di forze, si accasci\u00f2. Le sue ultime, commoventi chiamate via telefono satellitare alla moglie Jan Arnold, medico e alpinista in attesa della loro prima figlia, furono un momento di profonda tragedia. Anche Scott Fischer per\u00ec sulla neve durante la discesa verso il Colle Sud. Nei mesi e negli anni successivi, la tragedia ispir\u00f2 numerosi libri, tra cui il celebre "Aria Sottile" di Jon Krakauer, e film come "Everest" del 2015, contribuendo a mantenere viva la memoria di questi eventi e dei loro protagonisti. La moglie di Hall, Jan Arnold, riflettendo sulla perdita, espresse la consapevolezza dei rischi insiti nella vita di un alpinista, ma anche la straordinaria intensit\u00e0 degli ultimi momenti, un mix di dolore e di profondo amore.