Il lungometraggio “Sorry, Baby”, ideato e diretto da Eva Victor, ha ricevuto il prestigioso Waldo Salt Screenwriting Award nella categoria U.S. Dramatic al recente Sundance Film Festival 2025. Questo riconoscimento premia la “straordinaria onestà” della sceneggiatura, ma l'opera merita attenzione per molteplici aspetti. Il cast vanta nomi di spicco come Naomi Ackie e Lucas Hedges, e il film segna il debutto di Victor, già nota nel panorama indipendente per i suoi video su Instagram e per le produzioni “Eva vs. Anxiety” su Comedy Central Originals. A24 ha acquisito i diritti per circa 8 milioni di dollari, e la distribuzione italiana, curata da I Wonder Pictures, ha fissato l'uscita nelle sale per il 15 gennaio 2026.
La trama ruota attorno ad Agnes, la cui esistenza viene sconvolta da un evento inatteso. Nonostante il dolore profondo, la vita, per lei e per chi la circonda, deve andare avanti. La sua amica più cara e i colleghi universitari si dimostrano meno presenti, e il trauma la porta a perdere la prospettiva sul futuro. L'evento scatenante non viene mai esplicitamente nominato, evidenziando il silenzio che spesso circonda certi crimini e l'isolamento delle vittime. La narrazione è suddivisa in capitoli, ognuno dei quali descrive un “anno” del percorso di Agnes: “L'anno con il bambino”, “L'anno con le domande”, “L'anno con il buon sandwich” e “L'anno con la ‘brutta cosa’”. Questa struttura non lineare, insieme a scelte audaci di audio e fotografia, crea un'atmosfera evocativa che approfondisce l'impatto del dolore.
“Sorry, Baby” offre una prospettiva profonda e ponderata sul trauma e sulle diverse fasi della sua elaborazione. Nonostante una regia e un montaggio a tratti convenzionali, l'opera si distingue per la sua capacità di generare riflessioni e suggestioni. I momenti di quiete, con inquadrature fisse che lasciano spazio all'immaginazione, risultano spesso più incisivi dei dialoghi più espliciti. Il film, pur presentando alcuni limiti nell'empatia e nell'eccessiva stilizzazione, riesce a esplorare la complessità delle emozioni umane di fronte a eventi traumatici. La pellicola evidenzia la difficoltà di affrontare il trauma quando si scontra con protocolli impersonali e regolamenti rigidi, sia in ambito medico che scolastico.
La Victor costruisce una sorta di “Traumedy”, un genere che mescola elementi drammatici e comici per affrontare temi difficili. La sua sensibilità nel delineare il percorso di Agnes, sebbene con uno stile che potrebbe apparire di nicchia, la conferma come una regista da tenere d'occhio. Il film, nonostante qualche caduta di tono, offre una narrazione originale e coraggiosa, invitando il pubblico a riflettere sul significato della resilienza e sulla necessità di superare il silenzio. L'acquisto da parte di A24 testimonia il potenziale e la rilevanza di quest'opera nel panorama cinematografico contemporaneo.