Zvanì: Il Ritratto Inedito di Giovanni Pascoli Sullo Schermo Televisivo

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Il film televisivo intitolato "Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli", diretto da Giuseppe Piccioni, è stato trasmesso su Rai 1, offrendo al pubblico una prospettiva innovativa e toccante sulla vita del celebre poeta. Quest'opera, presentata in anteprima alla Mostra di Venezia, si discosta dall'immagine tradizionale di Pascoli, rivelando un uomo moderno e profondamente umano. Il racconto si concentra sui legami familiari e sulle esperienze che hanno plasmato la sua esistenza, proponendo una narrazione che va oltre la mera biografia letteraria per esplorare le sfumature emotive e personali del grande autore.

L'opera cinematografica, presentata durante le Giornate degli Autori all'82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, si avvale di una sceneggiatura curata da Sandro Petraglia, con il supporto di Lorenzo Bagnatori ed Eleonora Bordi. Il film ripercorre la vicenda biografica del poeta romagnolo, focalizzandosi in particolare sul suo profondo legame con le sorelle. Un cast di rilievo, che include Federico Cesari, Benedetta Porcaroli, Liliana Bottone, Luca Maria Vannuccini, e le partecipazioni speciali di Riccardo Scamarcio e Margherita Buy, dà vita ai personaggi che hanno popolato l'universo di Pascoli, offrendo interpretazioni intense e sfaccettate.

La trama del film si apre nel 1912, anno della scomparsa di Giovanni Pascoli. Il corteo funebre, che accompagna le sue spoglie da Bologna a Castelvecchio, diventa il punto di partenza per un viaggio a ritroso nella memoria, narrato attraverso gli occhi della sorella Mariù. È lei a rievocare una vita intessuta di poesia, aspirazioni e tensioni familiari. Il lutto nazionale si riflette nel tributo di persone provenienti da ogni ceto sociale, mentre i ricordi di Mariù svelano il tragico assassinio del padre, una giovinezza segnata dalla miseria, l'impegno politico e il difficile rapporto con Giosuè Carducci. Nonostante le avversità, Pascoli si laurea e si ricongiunge alle sorelle. La loro convivenza è caratterizzata da dinamiche complesse, culminate con la decisione di Ida, la sorella più indipendente, di intraprendere un percorso autonomo. La scena finale, con il treno che conduce Pascoli alla sepoltura, attraversa un paesaggio surreale, popolato da apparizioni enigmatiche, evocando la dimensione onirica e simbolica della sua poetica.

Il regista Giuseppe Piccioni ha confessato il suo profondo affetto per la figura di Pascoli, evidenziando il desiderio di discostarsi dalla rappresentazione "polverosa" e riduttiva spesso veicolata dall'ambiente scolastico. Ha sottolineato l'intenzione di esplorare le sfumature e le ambiguità del poeta e della sua famiglia, senza cedere al pettegolezzo o a interpretazioni morbose. Piccioni ha chiarito che il suo obiettivo era mostrare un Pascoli autentico, non solo come un poeta delicato e tragico, segnato dalle sventure infantili, ma nella sua complessità e modernità, riscattando la sua figura da un'immagine troppo spesso cristallizzata.

Le riprese del film si sono svolte prevalentemente in Emilia-Romagna, a San Mauro Pascoli, suo luogo di nascita, in particolare a Villa Torlonia e al Museo Casa di Pascoli. Altre location includono Sant'Arcangelo e i dintorni di Bologna. In Toscana, le riprese si sono concentrate nella provincia di Lucca, toccando Barga, Castelvecchio Pascoli e la Val d'Orcia. Piccioni ha rivelato l'ispirazione tratta dal libro fotografico "Funeral Train" di Paul Fusco per la scena iniziale del viaggio da Bologna, sottolineando come, pur non essendo stati inclusi tutti i luoghi significativi della vita di Pascoli a causa dei limiti temporali, le ambientazioni selezionate contribuiscono a restituire l'atmosfera e il contesto della sua esistenza. Il regista ha inoltre menzionato come la sceneggiatura lo abbia spinto a creare un film molto personale, inserendo soluzioni registiche audaci, come dialoghi diretti in macchina e interventi dei personaggi, ispirandosi liberamente alle "invenzioni" di Truffaut, anche se non ha rivisto specificamente i suoi film per evitare condizionamenti.

Il regista ha voluto esprimere profonda gratitudine al cast e alla troupe, riconoscendo il loro impegno e la loro dedizione. Ha sottolineato la creazione di un forte legame e una sincera amicizia con gli attori, considerandoli veri e propri "compagni di strada" e riponendo grande fiducia nel loro futuro professionale. Ha inoltre evidenziato l'importanza delle fonti consultate per la realizzazione del film, tra cui gli scritti di Cesare Garboli, le preziose indicazioni di Rosita Boschetti, direttrice del Museo Casa Pascoli di San Mauro, e il sostegno di Sara Moscardini della Casa Pascoli di Barga. Queste risorse, insieme alla monumentale biografia di Mariù, "Lungo la vita di Giovanni Pascoli", hanno fornito una base solida e dettagliata per la ricostruzione della vita del poeta, arricchendo la narrazione con una conoscenza approfondita e accurata.

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